“Delle cose invisibili e delle cose visibili soltanto gli dèi hanno conoscenza certa; gli uomini possono soltanto congetturare”
(Alcmeone)
Per quel che riguarda il panorama costruttivista-strategico, le origini storiche risalgono alle antiche tradizioni elleniche, all’arte della retorica dei sofisti (Gorgia e Protagora) e agli stratagemmi cinesi. Ossia a quell’insieme di studiosi e di scritti che hanno focalizzato la loro attenzione in primis verso il COME (non il perché) risolvere complicati problemi umani mediante l’utilizzo di specifiche e rigorose tecniche comunicative di tipo persuasorio che sappiano aggirare le naturali resistenze al cambiamento, dal momento che, come diceva Shri Aurobindo, “Ogni creatura ama le proprie catene: questo è il primo paradosso e il nodo inestricabile della nostra natura”.
Nel percorso storico più recente, riguardante la crescita conoscitiva progressiva di questo approccio del tutto innovativo rispetto ai tradizionali scenari teorici delle classiche psicoterapie, possiamo delineare alcuni Autori che attraverso il loro sforzo applicativo ci hanno lasciato alcuni capisaldi teorici sui quali si è ri-fondata una visione più moderna e flessibile di Psicologia e Psicoterapia.

L’uomo è visto come un ricercatore, autoinventato e modellato dalla direzione e dal risultato delle proprie indagini, ovvero da una serie articolata di “costrutti personali” che guidano le sue azioni, così come le sue credenze. Gli eventi che affrontiamo sono soggetti infatti a tanto numerose costruzioni quanto la nostra intelligenza ci permette di concepire: non possiamo avere un contatto diretto con la realtà, in quanto “tutto ciò che è visto è visto da un osservatore”. Possiamo soltanto fare ipotesi su ciò che la realtà è e poi verificare l’utilità o meno di tali ipotesi o costrutti. E’ attraverso di essi che la persona organizza e dà un senso alla propria esperienza e alla narrazione di sé, anche quando esse diventano fonte di sofferenza psicologica.





Jean Piaget (1973), con la sua fondamentale opera “La costruzione del reale nel bambino”, ci dimostra attraverso accurate osservazioni e situazioni sperimentali create ad hoc, come il bambino costruisca di fatto la sua realtà mediante azioni esplorative e non pervenga alla sua formazione, invece, attraverso immagini mentali che poi lo facciano agire di conseguenza.

“Non sono le cose in sé che ci preoccupano, ma le opinioni che noi ci costruiamo di quelle cose”.
I problemi umani che noi Psicologi ci troviamo ad affrontare sono correlati, in tal senso, alle realtà di secondo ordine e perciò non possono essere risolti medianti gli assunti deterministi e riduzionisti propri delle realtà fisiche di primo ordine. Da ciò ne discende che ogni terapia psicologica dovrebbe avere come obiettivo prioritario quello di indurre dei cambiamenti nelle modalità attraverso le quali le persone hanno costruito le realtà che poi subiscono, appunto quelle di secondo ordine, che sono poi quelle nelle quali essi credono fermamente. Tali cambiamenti, declinati in precisi obiettivi terapeutici condivisi con il paziente, vengono perseguiti attraverso specifiche tecniche comunicative non ordinarie, paradossi, autoinganni e suggestioni linguistiche, così ben descritte e dimostrate da esempi concreti nella famosa “Pragmatica della comunicazione umana” (1971), testo base di P. Watzlawick e riferimento imprescindibile anche per le riformulazioni delle moderne tecniche del Dialogo strategico (G. Nardone, A. Salvini, 2004).
Così riprendendo H. von Foerster, se noi motiviamo una persona a intraprendere un’azione “nuova” (ovvero percepita come impossibile e impensabile nella realtà di secondo ordine di quell’individuo), egli esperirà qualcosa che mai nessuna spiegazione razionale e logica avrebbe potuto indurlo a vedere, sentire ed esperire. In tale direzione, l’utilizzo di particolari tecniche comunicative che sappiano cavalcare le logiche di funzionamento del problema (il COME, quindi, e non il PERCHE’) di secondo ordine, è messo al servizio dello scardinamento di quel circolo vizioso di tentate soluzioni che si è irrigidito nel tempo ed è diventato, per il paziente, automatico e ridondante al punto da costituire l’ossatura stessa della problematica psicologica, cioè il fattore principale che anziché risolvere o lenire la sofferenza, la perpetua e la autoalimenta.
Quando ci occupiamo di fenomeni che hanno a che fare con la relazione che la mente ha con sé stessa, gli altri ed il mondo circostante, la logica lineare (quella aristotelica, determinista, del vero o falso, della certezza dell’osservazione di una realtà oggettiva e di una conseguente teorizzazione vera a priori) non può funzionare perché io influenzo ciò con cui interagisco: introduco, consapevole o meno, continui cambiamenti nella realtà che mi “torna indietro” modificata ed a sua volta modifica me, in una circolarità di effetti reciproci di influenzamento. Questo è il principio di feedback della Cibernetica, della retroazione degli effetti, per cui introducendo un cambiamento in un sistema, tutto il sistema ne viene influenzato e si modifica. La circolarità quindi si sostituisce alla linearità causale e unidirezionale, per cui, operativamente, l’unica opzione che appare possibile per conoscere un problema è arrivarci attraverso la sua soluzione: invece di conoscere per cambiare, cambiare per conoscere.

Il “come fare cose con le parole”, ovvero COME far sì che specifiche tecniche di comunicazione terapeutica possano letteralmente costruire delle realtà: nuove realtà funzionali, anziché disfunzionali al benessere della persona. “Realtà inventate” direbbe P. Watzlawick, che costruiscono equilibrio, sostituite ad altrettante realtà inventate che producevano disagio e sofferenza.

Giorgio Nardone (1987),con la fondazione del Centro di Terapia Strategica di Arezzo in collaborazione con P. Watzlawick e la pubblicazione di numerosi scritti teorico-applicativi, offre una sistematica, originale e personale rielaborazione dei principali concetti epistemologici ed operativi fin qui descritti.
Inoltre, nel corso di più di venti anni di Ricerca-intervento terapeutica a contatto con le più svariate ed impedenti problematiche psicologiche, ha saputo declinare in termini rigorosi e seguendo i criteri internazionalmente riconosciuti per la verifica dei risultati in Psicoterapia (follow-up ripetuti fino ad un anno di distanza dalla fine della terapia), numerosi ed altrettanto specifici Protocolli di trattamento basati sul Problem Solving e la Comunicazione di tipo Strategico per molti disturbi dell’area clinica e per le disfunzioni legate ai contesti organizzativi (aziende, scuole, contesti di gruppo).
Tali Protocolli costituiscono delle precise linee guida di tipo operativo (obiettivi, manovre terapeutiche, tecniche comunicative, logiche di funzionamento del problema, fasi del trattamento) che vanno accuratamente ed elasticamente adattate dal terapeuta alle peculiari caratteristiche del singolo paziente. Da questo monumentale lavoro (coadiuvato dalla ricerca congiunta delle centinaia di Studi Affiliati in Italia ed in tutto il mondo), sono scaturite numerose pubblicazioni scientifiche tradotte in molte lingue, che sono divenute testi fondamentali per tutti i Professionisti che intendano approfondire questa Innovativa metodologia operativa e di pensiero
(vedi Bibliografia nel sito www.centroditerapiastrategica.com).


